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lunedì 5 dicembre 2011

Tribalità e nuovi strumenti di comunicazione

Koert van Mensvoort fa una riflessione sulla somiglianza tra le società tribali e quelle digitali, partendo dalla premessa che, benché viviamo in società più complesse e strutturate, permane in noi una sorta di sensibilità tribale. In rapporto ai parallelismi tra la società della comunicazione tecnologica e il modo di vivere tribale, la prima cosa che secondo lui salta all’occhio è la nostra identità. Come nelle società primitive, anche nell’epoca dei social networks ci chiediamo come le persone ci conoscano e formiamo le nostre identità in base alle nostre amicizie, esibendo le nostre relazioni e scambiandoci simboli assimilabili a totem. I social networks, inoltre, sembrano essere molto più basati sull’oralità che sulla scrittura. La differenza tra società tribale e digitale sta nel fatto che oggi non apparteniamo più ad una sola tribù ma siamo connessi con numerose tribù che costituiscono il villaggio globale di Mc Luhan e che spesso rappresentano corporazioni con incentivi commerciali, che non necessariamente sono orientate al benessere dei membri. “Comunque” conclude van Mensvoort, focalizzando l’attenzione sulle contemporanee tribù digitali, “il terreno del marchio è forte e potrebbe scendere presto in competizione con i confini geografici”. PER SAPERNE DI PIU’.

giovedì 3 novembre 2011

L’approccio antropologico alla comunicazione visuale e alla cultura globalistica

“Antropologia, Comunicazione, Visuale: questi sono tre termini che, tessuti insieme, vanno a dare un senso profondo e significativo alla nuova ricerca antropologica”. Parla Massimo Canevacci, già professore di Antropologia culturale alla facoltà di Scienze della Comunicazione all'Università La Sapienza di Roma e oggi all’Universidade Federal di Santa Caterina in Brasile, spiegando la sua visione dell'antropologia della comunicazione visuale. E aggiunge: “proprio attraverso il visuale, che si focalizza nella cultura contemporanea, si possono percepire, scoprire, creare e ci si può stupire dei multipli cambiamenti che avvengono nelle diverse società. Se la comunicazione è un sistema a canali multipli dove ognuno di noi partecipa in ogni istante, questa stessa partecipazione va ad arricchirsi e a districarsi in modo più agile, nei vari canali, proprio attraverso i diversi linguaggi che il visuale ci offre, quali ad esempio i diversi mezzi tecnologici che hanno coinvolto e tuttora coinvolgono non soltanto le culture occidentali ma anche quelle native. Ciò comporta che la diffusione della comunicazione visuale abbia causato l'affermazione di una cultura globalistica (non più vista come unitaria, ma caratterizzata da flussi frammentari che si vanno a giustapporre creando sincretismi) che rende quindi superato l'ambito di carattere nazionale. L'approccio antropologico alla comunicazione visuale si va quindi a configurare su due livelli. Il primo è l'uso diretto da parte del ricercatore di tecniche audiovisive per documentare e interpretare la realtà. Il secondo è l'applicazione dell'analisi culturale sui prodotti della comunicazione per estrapolarne stili di vita e elaborare modelli simbolici utili all'antropologia. CLICCA QUI PER APPROFONDIRE.

mercoledì 26 ottobre 2011

"La terra del rimorso": approccio multidisciplinare

“Ancora un post su Ernesto De Martino, che è stata una figura centrale nei miei studi universitari: in questo caso lo cito per l’interesse dell’argomento ma anche per l'approccio multidisciplinare particolarmente innovativo usato nella sua ricerca nel Salento: ‘La terra del rimorso’ è, infatti, la sintesi delle sue ricerche sul tema affiancato da un medico, uno psichiatra, una psicologa, uno storico delle religioni, un'antropologa culturale, un etnomusicologo. In sintesi, la sua ricerca: il tarantismo fu un dispositivo simbolico, mediante il quale un contenuto psichico conflittuale che non aveva trovato soluzione sul piano della coscienza veniva evocato e configurato sul piano mitico-rituale, e su tale piano fatto defluire e realizzato periodicamente, alleggerendo del peso delle sue sollecitazioni i periodi intercerimoniali e facilitando per certi periodi un relativo equilibrio psichico (il video LA TARANTA è uno straordinario documento fatto con la consulenza di De Martino e il commento di S.Quasimodo).

lunedì 19 settembre 2011

L'antropologia dell'uomo nell'era digitale


Il progetto “Scimmia Nuda e Internet” nasce per porsi qualche riflessione sull'antropologia dell'uomo nell'era digitale; vuole diventare un progetto organico che non si esaurisce in un evento ma che inizia e prosegue il suo percorso in luoghi sia virtuali che fisici. Il creatore è Giorgio Fontana, esperto di social media. Il progetto trae spunto da uno studio del 1967 di Desmond Morris, un antropologo inglese, in cui viene messo a nudo l'animale-uomo riconducendolo/riducendolo ad un primate evoluto. Anche oggi l'uomo rimane una ‘scimmia nuda’ malgrado il 'Pensiero Alto' e la tecnologia stiano modificando la sua atavica antropologia: la comunicazione dell'uomo è ancora adesso un insieme di segni e codici primitivi anche se supportati dall'innovazione.

giovedì 23 giugno 2011

Helmuth Plessner: la comprensione dell’uomo tramite la relazione con l’ambiente

Per una maggiore comprensione dell’uomo, Helmuth Plessner, filosofo tedesco fondatore della filosofia antropologica contemporanea, ritiene che non si debbano porre come criteri né l’antitesi tra filosofia e vita, né tra anima e corpo. Questo porta Plessner a non interessarsi di sostanze o princìpi dal valore assoluto ma piuttosto di strutture, con la conseguenza che l’animale, l’albero e l’uomo sono studiati non più come essenze ma come strutture in relazione all’ambiente circostante. Il rapporto tra organismo e uomo rappresenta la parte fondante del pensiero plessneriano, sicchè l’uomo, lungi dall’essere una realtà distaccata dalla natura e dall’esprimere un’opposizione tra spirito e vita, è costituito sia dal fisico sia dallo spirito (approfondisci).

lunedì 20 giugno 2011

L'Antropologia e la Rete....

Ecco un argomento che mi interessa molto! Quella che possiamo chiamare ‘l'antropologia della Rete’ trova nella tesi di Tim North un primo suggestivo inquadramento sistematico, ma si può arricchire agevolmente dei molteplici contributi (e dei rimandi che questi consentono) presentati su Media/mente (nella trasmissione Tv ma anche nel suo archivio web permanente), in merito all'antropologia dei media da parte di molte delle personalità più autorevoli in Italia e all'estero su questa materia. Più direttamente in rapporto con la disciplina e le sue prospettive, è la riflessione svolta sull'interfaccia fra antropologia e Rete da antropologi accademici come Brian Schwimmer, Peter Biella e Marcus Banks, che scrivono e dibattono di antropologia, Internet e multimedialità direttamente sul web (di Giuliano Tescari). APPROFONDISCI

venerdì 29 aprile 2011

Capacità di sognare, sofferenza e conoscenza sono le caratteristiche del tecnocreativo

Una riflessione....“Il tecnocreativo deve possedere una spiccata tendenza alla creatività, che è caratterizzata dall’avere pochi freni inibitori; nasciamo tutti creativi ma poi la vita ci pone dei limiti. Il creativo è invece colui che ha avuto meno limiti, si vergogna di meno di sognare e di inventarsi mondi, ma anche di sopportare la sofferenza che l’elaborazione di mondi nuovi e l’abbandono delle cose certe e conosciute comportano. Questo però non è sufficiente; bisogna anche essere tecnici; la tecnica è la conoscenza, il possedere radici profonde in ciò che si fa”.

mercoledì 6 aprile 2011

La coscienza globale di Jung e Teilhard

Carl Gustav Jung aveva ipotizzato l’esistenza di una coscienza globale, condivisa da tutti gli esseri umani. Nei suoi scritti si ritrova infatti il concetto di ‘inconscio collettivo’, che rappresenta un contenitore psichico universale, cioè quella parte dell'inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. Esso contiene gli archetipi, vale a dire le forme o i simboli che si manifestano in tutti i popoli di tutte le culture. Anche nelle tesi del gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin si rintracciano pensieri simili: secondo il filosofo, gli esseri umani con le loro idee ma soprattutto con la loro coscienza, sono simili ai neuroni di un immenso ‘cervello globale’ o ‘mente planetaria’. Secondo Teilhard: “Noi siamo di fronte a un’armonizzata collettività di coscienze che tendono a formare una supercoscienza”. Anche l’esperimento ‘Global Consciousness Project’ dello psicologo Roger Nelson va in questa direzione. Il web con la sua portata planetaria sembra, meglio di altri, lo strumento adatto per far emergere senza difficoltà questo concetto.

giovedì 24 marzo 2011

“Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello”

Nel luglio del 2008 un articolo pubblicato su “The Atlantic” che portava la firma dello scrittore americano Nicholas Carr innescò una fitta ridda di polemiche e discussioni poiché sosteneva la tesi che Internet stesse riducendo l’abilità di concentrazione dell’uomo.
A più di due anni e mezzo di distanza, Carr pubblica un libro dal provocatorio titolo “Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello”, in cui prende ispirazione proprio da quell’articolo per poi svilupparne la tematica.
Nicholas Carr fa riferimento persino a Marshall McLuhan, che in “Galassia Gutenberg” analizzava il rapporto tra uomo e medium: “Internet e i nuovi device influenzano l’uomo e il suo cervello. L’abbiamo visto per l’alfabeto, la stampa, e anche per l’orologio e le mappe”. La rete sta però peggiorando la nostra capacità di rimanere attenti e concentrati, per esempio, nella lettura di un libro, in quanto offre troppi motivi di distrazione.

lunedì 7 marzo 2011

Libro sociale, libro digitale, libro condiviso....

Anche la lettura, seguendo la crescente domanda di condivisione della rete, entra nei social. È così che nascono le community per lettori che desiderano condividere il proprio interesse con altri gruppi di persone (anobi.com, librarything.it, BookCrossing, Reader2, Booktribes, Shelfari, Goodreads e Picwicki, tra le tante), un catalogo virtuale in cui gli utenti possono inserire i titoli dei libri già letti o che vorrebbero leggere, interagire con altri lettori formando gruppi, trovare recensioni e consigli per nuove letture. Che cosa è oggi il libro? Il suo testo oppure la serie di condivisioni e interazioni che le piattaforme 2.0 facilitano?

lunedì 15 novembre 2010

Le tribù postmoderne

Negli anni ’90 alcuni sociologi hanno incominciato a parlare della comparsa di alcuni tentativi di ri-aggregazione sociale, definibili come “tribù postmoderne”. Pur avendo delle caratteristiche che le avvicinano ai raggruppamenti pre-moderni, non coincidono con essi; le “tribù postmoderne” si vanno ad inserire nell’ambito della società contemporanea, in cui il consumismo è diventato il motore della costruzione identitaria dell’individuo occidentale.
In tale nuovo contesto, le comunità non sono più legate né dall’origine comune, né dalla religione, né da uno comune scopo, ma divengono effimere, si fanno e disfanno nel giro di pochissimo perchè legate dal comune interesse del momento. I membri delle “tribù postmoderne” non amano sottostare a regole troppo rigide ma rimane molto difficile disegnarne le caratteristiche perché sono molto differenti tra loro. I componenti di queste tribù appartengono infatti spesso a più tribù contemporaneamente, a seconda dei settori della vita quotidiana e dei loro personalissimi interessi e ciò che riesce ad accomunarli è il fatto di consumare tutti la stessa cosa, insieme e nello stesso momento. http://www.ninjamarketing.it/2010/04/07/la-settimana-del-tribal-marketing-il-marketing-tribale-fra-postmodernismo-e-web-2-0/

giovedì 15 luglio 2010

La sinestesia è un fenomeno sensoriale/percettivo, che indica una "contaminazione" dei sensi nella percezione

Quando una stimolazione sensoriale viene percepita non solo dall'organo di senso interessato alla percezione, ma è in grado di suscitare anche sensazioni comunemente associate ad altri organi di senso, ci troviamo di fronte alla sinestesia che, nella sua forma comune, interessa ogni individuo. Vi sono, invece, persone che vivono l'esperienza di vere e proprie tempeste percettive di fronte a suoni ed a colori; tali soggetti sinestetici vivono esperienze sensoriali complesse e multidimensionali. Possono, ad esempio, seguire un brano musicale ed abbandonarsi al flusso d’immagini (sensazioni visive) e/o sensazioni tattili - e non solo - che l'ascolto della musica è in grado di suscitare. Altri soggetti percepiscono le parole, le lettere od i numeri come caratterizzati da tonalità dominanti di colori o serie particolari di bande colorate: a riguardo ne è caso emblematico il “Sonetto delle vocali” di Arthur Rimbaud. Recentemente, Sergio Pappalettera - artista milanese autore di numerose copertine dei maggiori artisti musicali italiani che in un corso IED di Milano ha guidato gli studenti alla realizzazione di una trentina di bandiere rappresentative di altrettanti brani musicali, ha affermato: “Nell’era tardo barocca si sperimentano i primi marchingegni visivo/sonori, come il mitico clavicembalo luminoso di padre Chastel, strumento pensato per “accordare” l’universo del suono con l’universo dell’immagine. Il processo sinestetico e le sperimentazioni e ricerche che mettono in relazione i suoni e le immagini è una strada da percorrere per rinnovare il nostro modo di comunicare e raccontare emozioni”.

(Nell’immagine: un quadro di Kandinskij dal titolo ‘In onore a una voce sconosciuta’, rappresentazione di una voce femminile sentita al telefono)

venerdì 9 luglio 2010

Audiovisivo soppianta libro?

A questa domanda non è facile rispondere anche se questo sembra essere il trend, concretizzando la profezia di Asimov che nel 1951 immaginava testi separati dal supporto cartaceo e letti soltanto sugli schermi televisivi. Naturalmente c’è chi non si rassegna e si oppone fermamente a questo scenario, non essendo affatto affascinato dalle potenzialità dell’iPad. Guido Viale, economista ed esperto di sostenibilità ambientale, sostiene che “la cultura audiovisiva non si deposita, o si deposita solo flebilmente, nel costrutto mentale del recipiente; soprattutto si rinnova ogni giorno, cancellando o relegando nell’oblio quello che era stato detto o comunicato solo ieri”.

Memoria e vecchiaia secondo Bobbio

Norberto Bobbio affermava: “Il mondo dei vecchi – di tutti i vecchi - è il mondo della memoria… Alla fine tu sei quello che ricordi. Il pozzo della memoria a un’età come la mia è ormai tanto profondo che non riesco più a giungere sino in fondo, anche perché la luce per illuminarlo è diventata sempre più fioca”.

Il marketing tribale di Bernard Cova

Ne “Il marketing tribale" edito in Italia nel 2003 da Il Sole 24 Ore, Bernard Cova sostiene che esso nasca in contrapposizione al marketing one to one: nell’ottica Europea, mediterranea e latina il consumismo, invece di tuffarsi nelle onde sfrenate della personalizzazione, dell’individualismo e dell’innovazione anglosassoni, dà luogo a un “ri-radicamento” attraverso la ricerca di comunità emozionali, legami sociali e radici comuni di tipo arcaico in seno a raggruppamenti che hanno sempre più le sembianze di tribù. “Il marketing one to one usa la relazione come un mezzo per giungere ad uno scopo - cioè arrivare all’individuo - mentre il marketing di tipo tribale fa della relazione il vero scopo e dell’emozione condivisa il mezzo per giungere a tale scopo” afferma Cova.

giovedì 8 luglio 2010

L'arte della memoria

L'arte della memoria, nell'Antichità e fino a tutto il ‘700, era una scienza come la matematica, la fisica, la medicina. Era una scienza con i suoi filosofi e i suoi scienziati che si perdeva nella notte dei tempi. Uno di questi scienziati era Raimondo Lullo, sebbene anche negli scritti di Sant'Agostino ci sia l'utilizzo delle tecniche mnemoniche. Spesso i filosofi immaginavano la memoria come uno scaffale, una cassettiera o una grande casa con tante caselle. Riuscivano a immagazzinare milioni di nozioni con la possibilità di tirarle fuori in ogni momento, ricostruendole dove le avevano incasellate nella loro testa. Questa scienza si è persa da quando utilizziamo la scrittura o la tecnologia per ricordare le cose, però nell'inconscio l'arte della memoria esiste ancora.

martedì 22 giugno 2010

Il Web e l'oralità di ritorno, una grande intuizione di W. Ong

Nel suo libro “Oralità e scrittura” Walter Ong riflette sulle differenze tra culture basate sull'oralità e culture basate sulla scrittura, giungendo a considerare la cultura elettronica come un’oralità di ritorno, una “oralità secondaria”: viviamo in un'epoca che non ha ancora metabolizzato del tutto le rilevanti innovazioni nelle tecnologie della comunicazione e si ritrova ad affrontare altre ed altrettanto rilevanti evoluzioni (quella digitale, il computer e quella telematica, la Rete); scrive, ad esempio, Ong: “Solo ora, nell'era dell'elettronica, ci rendiamo conto delle differenze esistenti fra oralità e scrittura; sono state infatti le diversità fra i mezzi elettronici e la stampa che ci hanno reso consapevoli di quelle precedenti tra scrittura e comunicazione orale. L'era elettronica è anche un'era di oralità di ritorno, quella del telefono, della radio, della televisione, la cui esistenza dipende dalla scrittura e dalla stampa. La fase più recente della storia della comunicazione, la fase dell'oralità secondaria, dominata dagli strumenti della tecnologia elettronica (il telegrafo, il telefono, la radio e la televisione), che hanno radicalmente trasformato i criteri di scambio delle informazioni producendo eccezionali conseguenze in tutti i settori della società e della cultura, ha, secondo Ong, sorprendenti analogie con quella più antica per la sua mistica partecipatoria, per il senso della comunità, per la concentrazione sul momento presente e persino per il ricorso all’uso di formule.

venerdì 18 giugno 2010

Ancora su La fine del mondo di Ernesto de Martino

Voglio parlarvi ancora de La fine del mondo, in cui Ernesto de Martino racconta di una volta in Calabria quando, cercando una strada, egli e i suoi collaboratori fecero salire in auto un anziano pastore, perché indicasse loro la giusta direzione da seguire, promettendogli di riportarlo poi al posto di partenza. L'uomo salì in auto pieno di diffidenza, che si trasformò via via in una vera e propria angoscia, non appena dalla visuale del finestrino sparì alla vista il campanile di Marcellinara, il suo paese. Il campanile rappresentava per l'uomo il punto di riferimento del suo circoscritto spazio domestico, senza il quale egli si sentiva realmente spaesato. Quando lo riportarono indietro in fretta l'uomo stava penosamente sporto fuori dal finestrino, scrutando l'orizzonte per veder riapparire il campanile. Solo quando lo rivide, il suo viso finalmente si riappacificò.
Al giorno d’oggi, viviamo in un mondo dove ogni mezzo di comunicazione è interconnesso con tutti gli altri e non possiamo pensare di vivere come il vecchio pastore nel nostro cosmo ristretto, all’ombra di un solo campanile: per evitare di sperimentare questa angosciante situazione di spaesamento, occorre tenersi costantemente al passo con i tempi, aggiornandosi sulle continue innovazioni tecnologiche che quotidianamente sbocciano sul web, e ricorrendo a tutta la nostra capacità creativa; l’alternativa è rimanere tagliati fuori da un mondo in continua evoluzione, che non può aspettarci.

lunedì 31 maggio 2010

Paradossi a Milano

L’Xi edizione della Milanesiana, il festival più innovativo e longevo del capoluogo meneghino che favorisce una fruizione della cultura e dell’arte ampia, partecipata e accessibile, avrà luogo dal 5 al 19 luglio e sarà dedicata ai paradossi. Nata da un progetto di Elisabetta Sgarbi per dare voce ai protagonisti delle diverse discipline artistiche e della cultura mondiale, la manifestazione amplia la sua formula aggiungendo alla centralità delle serate nuove modalità e occasioni di incontro con gli artisti ospiti. Gli oltre 30 appuntamenti previsti si distribuiranno per tutta la città, occupando, oltre ai luoghi tradizionali (Dal Verme, Oberdan e Sala Buzzati), nuovi spazi come i poli universitari Bicocca e Bovisa, la Biblioteca Chiesa Rossa, il centro di aggregazione giovanile Barrio’s, il teatro di Verdura e le Cartiere Vannucci. Si attendono 130 ospiti internazionali provenienti da 18 Paesi che animeranno i 18 incontri sulla letteratura, i 9 incontri sul cinema, i 18 sulla musica e i 2 sulla scienza. Sul tema del paradosso il momento del dialogo con i protagonisti avverrà durante due appuntamenti pomeridiani: il primo al Teatro di Verdura, dedicato al “Paradosso Dio” e il secondo presso il centro di aggregazione giovanile Barrio’s, dedicato al tema “Donne e paradossi”.

lunedì 24 maggio 2010

Memoria reale e memoria mitica

La memoria è parte di noi e rappresenta la boa a cui aggrapparsi, l’ancora che ci tiene saldi per non affogare. La memoria è fatta di ricordi che possono essere reali o di fantasia perché essi non sono tasselli di una storia oggettiva ma lo strumento di una riappropriazione emotiva di sé e del proprio passato. A volte i ricordi esistono ma sono diversi da quelli reali, si è dimenticato ciò che realmente è accaduto perché manca l’esatta emozione che corrisponde ad essi. Freud chiama questo processo “rimozione” e sostiene che è causato dall’incompatibilità della reminiscenza con l’orientamento dell’Io: l’inconscio è il luogo in cui quello che è successo davvero galleggia e a volte riemerge. Proust parla di “memoria involontaria”, che fa uscire ciò che si è scordato nel momento in cui si sottrae al controllo dell’intelletto e della volontà. Questo incrocio tra realtà e fantasia è la memoria mitica e approfondire le cause dell’oblio rappresenta una premessa importante per ricominciare; tra memoria e oblio trova spazio il mito di morte e rinascita.