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lunedì 15 ottobre 2012

Comportamenti su Facebook: come li vedevano nel luglio 2009



Ecco un contributo datato 2009 e, proprio per questo, ancora più interessante perchè ci permette di vedere i primi contributi sotto il profilo antropologico allo studio del mondo social. Uno studio svolto da un gruppo di ricercatori della University of Windsor, con a capo Craig Ross, aveva lo scopo di stabilire correlazioni fra la personalità dell’utente (classificata con il test Big Five) e l’uso di Facebook. Vedi l’articolo di Luca Chittaro su NOVA100.

lunedì 5 dicembre 2011

Tribalità e nuovi strumenti di comunicazione

Koert van Mensvoort fa una riflessione sulla somiglianza tra le società tribali e quelle digitali, partendo dalla premessa che, benché viviamo in società più complesse e strutturate, permane in noi una sorta di sensibilità tribale. In rapporto ai parallelismi tra la società della comunicazione tecnologica e il modo di vivere tribale, la prima cosa che secondo lui salta all’occhio è la nostra identità. Come nelle società primitive, anche nell’epoca dei social networks ci chiediamo come le persone ci conoscano e formiamo le nostre identità in base alle nostre amicizie, esibendo le nostre relazioni e scambiandoci simboli assimilabili a totem. I social networks, inoltre, sembrano essere molto più basati sull’oralità che sulla scrittura. La differenza tra società tribale e digitale sta nel fatto che oggi non apparteniamo più ad una sola tribù ma siamo connessi con numerose tribù che costituiscono il villaggio globale di Mc Luhan e che spesso rappresentano corporazioni con incentivi commerciali, che non necessariamente sono orientate al benessere dei membri. “Comunque” conclude van Mensvoort, focalizzando l’attenzione sulle contemporanee tribù digitali, “il terreno del marchio è forte e potrebbe scendere presto in competizione con i confini geografici”. PER SAPERNE DI PIU’.

venerdì 22 aprile 2011

Netnografia

Nell’era del digitale, le community dei fan (web tribe) intorno alle serie tv esprimono quotidianamente i loro giudizi online condividendo non solo pareri e punti di vista, ma sviluppando delle vere e proprie interazioni di contenuti pieni di implicazioni di senso. Il numero di 150 persone prende il nome di numero di Dumbar, e rappresenta il numero massimo di persone con cui si possono mantenere rapporti. Se si hanno rapporti con più di questo numero di persone, allora non si riescono più ad avere rapporti sociali stabili con tutti. E studi attuali hanno rilevato che il numero medio delle amicizie su Facebook è proprio all'interno del numero di Dumbar, ovvero è pari a 130 persone. (Vedi Netnografia).

mercoledì 6 aprile 2011

La coscienza globale di Jung e Teilhard

Carl Gustav Jung aveva ipotizzato l’esistenza di una coscienza globale, condivisa da tutti gli esseri umani. Nei suoi scritti si ritrova infatti il concetto di ‘inconscio collettivo’, che rappresenta un contenitore psichico universale, cioè quella parte dell'inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. Esso contiene gli archetipi, vale a dire le forme o i simboli che si manifestano in tutti i popoli di tutte le culture. Anche nelle tesi del gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin si rintracciano pensieri simili: secondo il filosofo, gli esseri umani con le loro idee ma soprattutto con la loro coscienza, sono simili ai neuroni di un immenso ‘cervello globale’ o ‘mente planetaria’. Secondo Teilhard: “Noi siamo di fronte a un’armonizzata collettività di coscienze che tendono a formare una supercoscienza”. Anche l’esperimento ‘Global Consciousness Project’ dello psicologo Roger Nelson va in questa direzione. Il web con la sua portata planetaria sembra, meglio di altri, lo strumento adatto per far emergere senza difficoltà questo concetto.

giovedì 24 marzo 2011

“Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello”

Nel luglio del 2008 un articolo pubblicato su “The Atlantic” che portava la firma dello scrittore americano Nicholas Carr innescò una fitta ridda di polemiche e discussioni poiché sosteneva la tesi che Internet stesse riducendo l’abilità di concentrazione dell’uomo.
A più di due anni e mezzo di distanza, Carr pubblica un libro dal provocatorio titolo “Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello”, in cui prende ispirazione proprio da quell’articolo per poi svilupparne la tematica.
Nicholas Carr fa riferimento persino a Marshall McLuhan, che in “Galassia Gutenberg” analizzava il rapporto tra uomo e medium: “Internet e i nuovi device influenzano l’uomo e il suo cervello. L’abbiamo visto per l’alfabeto, la stampa, e anche per l’orologio e le mappe”. La rete sta però peggiorando la nostra capacità di rimanere attenti e concentrati, per esempio, nella lettura di un libro, in quanto offre troppi motivi di distrazione.

lunedì 15 novembre 2010

Le tribù postmoderne

Negli anni ’90 alcuni sociologi hanno incominciato a parlare della comparsa di alcuni tentativi di ri-aggregazione sociale, definibili come “tribù postmoderne”. Pur avendo delle caratteristiche che le avvicinano ai raggruppamenti pre-moderni, non coincidono con essi; le “tribù postmoderne” si vanno ad inserire nell’ambito della società contemporanea, in cui il consumismo è diventato il motore della costruzione identitaria dell’individuo occidentale.
In tale nuovo contesto, le comunità non sono più legate né dall’origine comune, né dalla religione, né da uno comune scopo, ma divengono effimere, si fanno e disfanno nel giro di pochissimo perchè legate dal comune interesse del momento. I membri delle “tribù postmoderne” non amano sottostare a regole troppo rigide ma rimane molto difficile disegnarne le caratteristiche perché sono molto differenti tra loro. I componenti di queste tribù appartengono infatti spesso a più tribù contemporaneamente, a seconda dei settori della vita quotidiana e dei loro personalissimi interessi e ciò che riesce ad accomunarli è il fatto di consumare tutti la stessa cosa, insieme e nello stesso momento. http://www.ninjamarketing.it/2010/04/07/la-settimana-del-tribal-marketing-il-marketing-tribale-fra-postmodernismo-e-web-2-0/

mercoledì 5 maggio 2010

La tribalità contemporanea e l’era tribale di de Kerckhove

La tribalità sta permeando la nostra vita quotidiana e la società contemporanea; si può notare nel linguaggio e nell’aspetto estetico ma anche in alcune elaborazioni teoriche come quella del sociologo Derrick de Kerckhove.

Tribale perché estremamente conciso e semplice è il linguaggio di Internet e delle chat, mentre tracce tribali sono evidenti sul corpo di molti con tatuaggi e piercing.
De Kerckhove distingue l’evoluzione della coscienza fondamentale in tre momenti: tribale, moderno e globale, scanditi dall’emergere di altrettante tecnologie della comunicazione quali l’oralità, la scrittura e l’elettricità. Secondo lo studioso canadese l’era elettrica è caratterizzata dalla sensazione di prossimità determinata dalla connettività pervasiva (dai cellulari ai computer collegati in rete) che consente ogni giorno di fare esperienza in prima persona di quella dinamica sociale nota come globalizzazione.

Il neo-nomadismo e l’era digitale: similitudini

I new media portano al senso del non luogo e al neo-nomadismo, concetto profetizzato da Joshua Meyrowitz in “Oltre il senso del luogo”. Le nuove tecnologie hanno infatti cancellato le distanze, annullando lo spazio che separa i soggetti e quello fisico, al punto che l’uomo contemporaneo è costretto a rielaborare i propri modelli di interazione sociale al di là del senso del luogo.
La società degli antichi popoli nomadi e quella tecnologia dell’informazione si somigliano. Hanno in comune l’eguaglianza nei rapporti sociali, il controllo sociale comunitario, l’apprendimento cronologico, non lineare e non gerarchizzato e la gestione dell’autorità in modo persuasivo piuttosto che coercitivo.

martedì 19 gennaio 2010

Cultura e complessità

L'approccio scientifico nello studio di culture diverse ci permette di intuire quanto siano complessi anche popoli considerati "primitivi". Malinowski, antropologo polacco del '900, ritiene che ogni cultura sia costituita dall'insieme di risposte che la società dà ai bisogni universali degli esseri umani e per questo motivo non può che essere complessa: "Afferrare il punto di vista dei soggetti osservati, nell'interezza delle loro relazioni quotidiane, serve a comprendere la loro visione del mondo".
Giuseppe Mascitelli

martedì 12 gennaio 2010

La fine di una crisi e la metafora offerta dall’incidente dell’aereo precipitato sulle Ande nel 1972

L'incidente avvenne alle tre e mezza di pomeriggio del 13 ottobre 1972. Tutti ne conoscono i particolari, soprattutto all’atteggiamento di coloro che soppavissero e su di che cosa si cibarono. L'aereo sul quale viaggiavano, un Fairchild F-227 dell'aviazione uruguayana che doveva portarli a Santiago del Cile per una partita di rugby, si fracassò, per un errore del pilota, su un picco delle montagne. A bordo c'erano 45 persone. Diciotto morirono subito, nell'impatto che spezzò in due la fusoliera. Altri undici persero la vita pochi giorni dopo per le ferite e per il freddo. Sedici sopravvissero. Vennero salvati il 22 dicembre perché due di loro, Roberto Canessa e Fernando Parrado……

martedì 15 dicembre 2009

Alboran: l'asso nella manica ancora sulla comunicazione sensoriale

“Nella preparazione di un evento, non basta curare la scenografia, le luci, la regia. Bisogna fare attenzione anche a tutti gli aspetti sensoriali dello spettatore e fare in modo di colpirli. È la nostra filosofia: non lasciare niente al caso e offrire esperienze coinvolgenti e indimenticabili”.


Giuseppe Mascitelli, da Espansione dicembre 2009

lunedì 14 dicembre 2009

Creatività ed Innovazione: alcuni esempi pratici a "Conversazioni Interattive"

A volte la maniera migliore per esemplificare il proprio modo di pensare è quello di considerare gli esempi che ci da la vita quotidiana. L'innovazione ad esempio, si può trovare in tutto, anche in una dieta, che porta inevitabilmente delle novità nelle proprie abitudini alimentari.
Guardiamo la video intervista.