Koert van Mensvoort fa una riflessione sulla somiglianza tra le società tribali e quelle digitali, partendo dalla premessa che, benché viviamo in società più complesse e strutturate, permane in noi una sorta di sensibilità tribale. In rapporto ai parallelismi tra la società della comunicazione tecnologica e il modo di vivere tribale, la prima cosa che secondo lui salta all’occhio è la nostra identità. Come nelle società primitive, anche nell’epoca dei social networks ci chiediamo come le persone ci conoscano e formiamo le nostre identità in base alle nostre amicizie, esibendo le nostre relazioni e scambiandoci simboli assimilabili a totem. I social networks, inoltre, sembrano essere molto più basati sull’oralità che sulla scrittura. La differenza tra società tribale e digitale sta nel fatto che oggi non apparteniamo più ad una sola tribù ma siamo connessi con numerose tribù che costituiscono il villaggio globale di Mc Luhan e che spesso rappresentano corporazioni con incentivi commerciali, che non necessariamente sono orientate al benessere dei membri. “Comunque” conclude van Mensvoort, focalizzando l’attenzione sulle contemporanee tribù digitali, “il terreno del marchio è forte e potrebbe scendere presto in competizione con i confini geografici”. PER SAPERNE DI PIU’.
Visualizzazione post con etichetta linkedin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta linkedin. Mostra tutti i post
lunedì 5 dicembre 2011
Tribalità e nuovi strumenti di comunicazione
Koert van Mensvoort fa una riflessione sulla somiglianza tra le società tribali e quelle digitali, partendo dalla premessa che, benché viviamo in società più complesse e strutturate, permane in noi una sorta di sensibilità tribale. In rapporto ai parallelismi tra la società della comunicazione tecnologica e il modo di vivere tribale, la prima cosa che secondo lui salta all’occhio è la nostra identità. Come nelle società primitive, anche nell’epoca dei social networks ci chiediamo come le persone ci conoscano e formiamo le nostre identità in base alle nostre amicizie, esibendo le nostre relazioni e scambiandoci simboli assimilabili a totem. I social networks, inoltre, sembrano essere molto più basati sull’oralità che sulla scrittura. La differenza tra società tribale e digitale sta nel fatto che oggi non apparteniamo più ad una sola tribù ma siamo connessi con numerose tribù che costituiscono il villaggio globale di Mc Luhan e che spesso rappresentano corporazioni con incentivi commerciali, che non necessariamente sono orientate al benessere dei membri. “Comunque” conclude van Mensvoort, focalizzando l’attenzione sulle contemporanee tribù digitali, “il terreno del marchio è forte e potrebbe scendere presto in competizione con i confini geografici”. PER SAPERNE DI PIU’.
Etichette:
comunicazione,
creatività,
creativo,
facebook,
giuseppe mascitelli,
innovazione,
linkedin,
società digitali,
tecnocreatività,
tecnocreativo,
tecnologia,
tribalità,
tv streaming
giovedì 23 giugno 2011
Helmuth Plessner: la comprensione dell’uomo tramite la relazione con l’ambiente
Per una maggiore comprensione dell’uomo, Helmuth Plessner, filosofo tedesco fondatore della filosofia antropologica contemporanea, ritiene che non si debbano porre come criteri né l’antitesi tra filosofia e vita, né tra anima e corpo. Questo porta Plessner a non interessarsi di sostanze o princìpi dal valore assoluto ma piuttosto di strutture, con la conseguenza che l’animale, l’albero e l’uomo sono studiati non più come essenze ma come strutture in relazione all’ambiente circostante. Il rapporto tra organismo e uomo rappresenta la parte fondante del pensiero plessneriano, sicchè l’uomo, lungi dall’essere una realtà distaccata dalla natura e dall’esprimere un’opposizione tra spirito e vita, è costituito sia dal fisico sia dallo spirito (approfondisci).
Etichette:
ambiente,
comunicazione,
creatività,
giuseppe mascitelli,
helmut plessner,
innovazione,
linkedin,
tecnocreatività,
tecnocreativo,
tecnologia,
tv streaming,
uomo
mercoledì 6 aprile 2011
La coscienza globale di Jung e Teilhard
Carl Gustav Jung aveva ipotizzato l’esistenza di una coscienza globale, condivisa da tutti gli esseri umani. Nei suoi scritti si ritrova infatti il concetto di ‘inconscio collettivo’, che rappresenta un contenitore psichico universale, cioè quella parte dell'inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. Esso contiene gli archetipi, vale a dire le forme o i simboli che si manifestano in tutti i popoli di tutte le culture. Anche nelle tesi del gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin si rintracciano pensieri simili: secondo il filosofo, gli esseri umani con le loro idee ma soprattutto con la loro coscienza, sono simili ai neuroni di un immenso ‘cervello globale’ o ‘mente planetaria’. Secondo Teilhard: “Noi siamo di fronte a un’armonizzata collettività di coscienze che tendono a formare una supercoscienza”. Anche l’esperimento ‘Global Consciousness Project’ dello psicologo Roger Nelson va in questa direzione. Il web con la sua portata planetaria sembra, meglio di altri, lo strumento adatto per far emergere senza difficoltà questo concetto.
Etichette:
comunicazione,
creatività,
creativo,
facebook,
giuseppe mascitelli,
innovazione,
jung,
linkedin,
mediolanum comunicazione,
tecnocreatività,
tecnocreativo,
tecnologia,
teilhard,
tv streaming
lunedì 24 maggio 2010
Memoria reale e memoria mitica
La memoria è parte di noi e rappresenta la boa a cui aggrapparsi, l’ancora che ci tiene saldi per non affogare. La memoria è fatta di ricordi che possono essere reali o di fantasia perché essi non sono tasselli di una storia oggettiva ma lo strumento di una riappropriazione emotiva di sé e del proprio passato. A volte i ricordi esistono ma sono diversi da quelli reali, si è dimenticato ciò che realmente è accaduto perché manca l’esatta emozione che corrisponde ad essi. Freud chiama questo processo “rimozione” e sostiene che è causato dall’incompatibilità della reminiscenza con l’orientamento dell’Io: l’inconscio è il luogo in cui quello che è successo davvero galleggia e a volte riemerge. Proust parla di “memoria involontaria”, che fa uscire ciò che si è scordato nel momento in cui si sottrae al controllo dell’intelletto e della volontà. Questo incrocio tra realtà e fantasia è la memoria mitica e approfondire le cause dell’oblio rappresenta una premessa importante per ricominciare; tra memoria e oblio trova spazio il mito di morte e rinascita.
giovedì 11 marzo 2010
Il pelo di troppo, catalogo delle cose di cui la fine del mondo ci libererà
Il 2012 si avvicina, quella che dovrebbe essere la fine del mondo secondo vari calendari del passato. Cosa comporterà questa data? A cosa porterà? Nessuno lo sa esattamente, ma Gianluca Nicoletti, cerca di dare una visione in grado di strappare un sorriso spiegando da cosa ci libererà la fine del mondo.Una serie di feroci critiche alla società moderna che passa dalla moda della chirurgia estetica, dalle assicurazioni alla bellezza dentro e fuori. Ed immancabilmente si va a parlare anche delle donne e del fantomatico “Gorgo del piacere femminile”: tra mito e leggenda l’autore spera che nella generazione post 2012 le donne abbiano un libretto di istruzioni allegato.
Un caso è quello dei “Piedi di Paola Barale”, accaduto dopo che l’attrice mostrò la perfezione delle sue estremità inferiori in uno show televisivo. Dopo lo show si scoprì che molte ragazzine minorenni si sottoponevano ad operazioni chirurgiche dolorosissime per avere dei piedi come quelli della Barale. O Infine le assicurazioni che i VIP fanno sul loro corpo: dal sedere di Jennifer Lopez al seno di Monica Bellucci, passando per Mick Jagger, dopo aver assicurato per un milione e mezzo di euro i suoi genitali. Insomma non tutte le fini del mondo vengono per nuocere.
“Dall’inserto de il Sole4ORE di venerdì 29 gennaio 2010”
Etichette:
2012,
agenzia di comunicazione,
competenze,
creatività,
geolocalizzazione,
giuseppe mascitelli,
ilsole24,
linkedin,
maya,
mediolanum comunicazione,
tecnocreativo,
tv aziendale
L’atlante della filosofia
Nei licei la filosofia è sempre stata insegnata nella forma di “Storia della Filsofia”. In futuro forse questo approccio, inevitabilmente legato agli schemi storici del periodo di interesse, potrebbe cambiare, diventando “Geografia della Filosofia”. Elmar Holenstein, insegnante di filosofia all’ETH di Zurigo, ha infatti scritto l’”Atlante di Filosofia”, offrendo un nuovo approccio per studiare i grandi pensatori del passato: esaminando i rapporti tra filosofia e geografia, illustra con delle mappe il corso delle idee nelle diverse epoche nonché zone del mondo.Il libro di Holenstein insegna solo cose che erano già note, ma fa scoprire nuovi nessi e forse un nuovo modo di pensare la filosofia: nell’introduzione dell’atlante infatti Farinelli lo definisce il primo esempio di tentativo di un “atlante” globale, una sorta di “Progetto Pilota”.
giovedì 18 febbraio 2010
Africa primigenia
Bisogna riconsiderare l’Africa “primigenia” e “primitiva”, arcaica e invincibile – spiega Soyinka – l’Africa che ha conservato un misterioso legame con le forze della terra, dove risiedono gli antenati e i bambini che devono nascere. E’ l’Africa degli antichi miti, del teatro rituale, che i colonizzatori europei e i conquistatori islamici hanno sempre considerato manifestazioni infantili di un’umanità che si intrattiene con feticci di paglia e argilla, e che i veri mullah e i missionari hanno cercato di sopprimere. Ma l’Africa è un continente che è lontano mille miglia, anche quando scorre il sangue, dalle tentazioni nichilistiche dell’Occidente. Tutte le volte che ha voluto ritrovare il senso della propria umanità, l’Occidente da Picasso a Modigliani e Stravinskij, ha fatto ricorso all’esuberanza dell’arte Africana.mercoledì 17 febbraio 2010
La natura dell'apparire e il rapporto con la luce

Qualche spunto in occasione del libro "La consistenza della luce" di Alessandro Carrera. La luce è stata l'ossessione dell'Occidente, e la sua speranza di salvezza. Sulla grande scena della conoscenza, è stata la partita religiosa, filosofica, estetica sempre aperta e mai davvero conclusa. Nel suo nome abbiamo scacciato il buio, temuto la notte, maledetto le tenebre. Insomma, la materia esiste se non fosse illuminata? E, ancora, siamo in una civiltà del guardare e se invece avessimo vissuto in una civiltà del tatto, dell'udito, dell'odorato?
giovedì 11 febbraio 2010
L’isola di “Lost”: il Non luogo per eccellenza
È cominciata il 10 febbraio la sesta ed ultima stagione di Lost, uno telefilm che oltre ad incollare i telespettatori allo schermo grazie agli intricati enigmi di cui è pieno, è incentrato sul concetto del non luogo, coniato dall'Antropologo Marc Augé che gli ha raccontati nella sua 'etnologia della solitudine'. I non luoghi sono quegli spazi dell'anonimato frequentati ogni giorno da tanti individui simili ma soli. Le grandi città, con le infrastrutture per il trasporto veloce, rappresentano più di ogni altro 'nonluogo', l'essenza di questa visione antropologica del quotidiano.
martedì 19 gennaio 2010
Cultura e complessità
L'approccio scientifico nello studio di culture diverse ci permette di intuire quanto siano complessi anche popoli considerati "primitivi". Malinowski, antropologo polacco del '900, ritiene che ogni cultura sia costituita dall'insieme di risposte che la società dà ai bisogni universali degli esseri umani e per questo motivo non può che essere complessa: "Afferrare il punto di vista dei soggetti osservati, nell'interezza delle loro relazioni quotidiane, serve a comprendere la loro visione del mondo".Giuseppe Mascitelli
Etichette:
agenzia di comunicazione,
ande,
creatività,
creativo,
facebook,
fermo,
giuseppe mascitelli,
innovazione,
linkedin,
malinowski,
mediolanum comunicazione,
tecnocreatività,
tecnocreativo,
tecnologia
martedì 12 gennaio 2010
La fine di una crisi e la metafora offerta dall’incidente dell’aereo precipitato sulle Ande nel 1972
L'incidente avvenne alle tre e mezza di pomeriggio del 13 ottobre 1972. Tutti ne conoscono i particolari, soprattutto all’atteggiamento di coloro che soppavissero e su di che cosa si cibarono. L'aereo sul quale viaggiavano, un Fairchild F-227 dell'aviazione uruguayana che doveva portarli a Santiago del Cile per una partita di rugby, si fracassò, per un errore del pilota, su un picco delle montagne. A bordo c'erano 45 persone. Diciotto morirono subito, nell'impatto che spezzò in due la fusoliera. Altri undici persero la vita pochi giorni dopo per le ferite e per il freddo. Sedici sopravvissero. Vennero salvati il 22 dicembre perché due di loro, Roberto Canessa e Fernando Parrado……
Etichette:
agenzia di comunicazione,
ande,
creatività,
creativo,
facebook,
fermo,
giuseppe mascitelli,
innovazione,
linkedin,
mediolanum comunicazione,
tecnocreatività,
tecnocreativo,
tecnologia
martedì 15 dicembre 2009
Alboran: l'asso nella manica ancora sulla comunicazione sensoriale
“Nella preparazione di un evento, non basta curare la scenografia, le luci, la regia. Bisogna fare attenzione anche a tutti gli aspetti sensoriali dello spettatore e fare in modo di colpirli. È la nostra filosofia: non lasciare niente al caso e offrire esperienze coinvolgenti e indimenticabili”.Giuseppe Mascitelli, da Espansione dicembre 2009
venerdì 11 settembre 2009
Geolocalizzazione: la violazione dei 'nonluoghi'
L'Antropologo Marc Augé ha raccontato, con la sua 'etnologia della solitudine', i 'nonluoghi', cioè quegli spazi dell'anonimato frequentati ogni giorno da tantissimi individui simili ma soli. Le grandi città, con le infrastrutture per il trasporto veloce, rappresentano più di ogni altro 'nonluogo', l'essenza di questa visione antropologica del quotidiano. Oggi, con gli strumenti che permettono la geolocalizzazione, anche questo concetto di 'nonluogo' può avere una lettura diversa...Giuseppe Mascitelli
martedì 1 settembre 2009
Giuseppe Mascitelli: Tecnologia + cultura: le opportunità inedite
L'approccio multidisciplinare nei saperi sociali ha determinato spesso risultati innovativi ed inaspettati. L'antropologia, per esempio, si è servita della sociologia, della storia e della psicologia per studiare contesti sociali; lo stesso vale per l'economia, che senza una lettura storica e sociale resta nella sfera della teoria. Anche le innovazioni tecnologiche si possono concretizzare grazie all'interdisciplinarietà: le competenze sono il risultato di 'conoscenze' e 'capacità' messe insieme.
Giuseppe Mascitelli
Giuseppe Mascitelli
Anthropology of mobile sharing
L'era della condivisione, nella sua accezione 'internettiana', appare giovane e dinamica; ma il 'valore' dello scambio, ad esso sotteso, è vecchio quanto il mondo. L'antropologia culturale insegna che simboli, valori e idee condivise possono appartenere a specifiche comunità, anzi diventano i legami per tenerla coesa. L'interazione 2.0 applica questo concetto: Mobango.com (Buongiorno.it è un'altra grande realtà italiana) è una delle prime community per mobile nate in internet e conta quasi 5 milioni di utenti iscritti. Il progresso tecnologico rende 'wearable' tanti strumenti; grazie a portali come Mobango e Buongiorno anche il concetto di condivisione si appresta a diventare 'indossabile'.
martedì 18 agosto 2009
Giuseppe Mascitelli: Furore=esserci, simbolo=mito, valore=condivisione

L'antropologo Ernesto De Martino è stato innovativo anche nelle sue ricerche grazie ad un approccio multidisciplinare che lo portò a costituire un'equipe diversificata per i suoi studi. Ad esempio per l'opera 'La terra del rimorso' le ricerche sul campo (il Salento) furono condotte da un medico, uno psichiatra, una psicologa, uno storico delle religioni, un'antropologa culturale, un etnomusicologo e, infine, un documentarista cinematografico. La contaminazione, quindi, non è solo tra le culture ma va ricercata anche attraverso gli strumenti utilizzati per le ricerche sul campo. Una delle ultime opere demartiniane, 'Furore simbolo valore', raccoglie una serie di saggi che sembrano disegnare un universo culturale disomogeneo. In realtà è soltanto la complessità del pensiero umano che necessita di letture multidisciplinari per essere pienamente compreso. Gli universi culturali sono troppo ricchi e liberi per sopportare il peso di giudizi e classificazioni unilaterali.
Unire in un modo nuovo elementi tra loro lontani
Interessante affondo sul pensiero creativo ad opera di giovedì 30 luglio 2009
Max Stirner, filosofo dell’egoismo?
Mi sono laureato nel 1983 in filosofia alla facoltà di Urbino con una tesi su Max Stirner, il filosofo tedesco (morto nel 1856) sostenitore radicale di posizioni antistataliste in favore dell'ateismo, dell'egoismo e di un primordiale concetto anarchico.Stirner è stato considerato uno degli antesignani del nichilismo, dell’esistenzialismo e soprattutto dell’anarco-individualismo, ma il suo anarchismo, inteso come ideologia a sbocco movimentista, non è mai esistito in senso stretto, perchè le sue idee furono strettamente individualiste e lui non si definì mai anarchico.
Giuseppe Mascitelli
Con-ta-mi-na-zio-ne
Antropologia: è stata la prima disciplina ad evidenziare quanto le culture considerate primitive fossero complesse ed affascinanti e quanto fossero state e sono indispensabili con il loro grande potere contaminante nei confronti della nostra società occidentale, solo in apparenza tanto all’avanguardia.
In questo senso è giusto servirsi di una visione 'antropologica': nulla è in assoluto nuovo ma sempre frutto di contaminazioni tra passato e presente, tra culture differenti, tra il pensiero dell'azienda e quello dell'utente, ecc...
In questo senso è giusto servirsi di una visione 'antropologica': nulla è in assoluto nuovo ma sempre frutto di contaminazioni tra passato e presente, tra culture differenti, tra il pensiero dell'azienda e quello dell'utente, ecc...
Un cubo nero in memoria di Marshall Mc Luhan
Nel 1980 morì il teorico della comunicazione Marshall Mc Luhan. In sua memoria il mio gruppo di ricerca dell’Università di Urbino guidato da Letizia Jervis Comba (gruppo che comprendeva professori, musicisti, artisti, e personaggi vari – tra questi Franco Battiato e Enrique Ariman, noto per i suoi esperimenti sulla lettura automatica), organizzò una performance denominata ‘In memoria di M. Mc Luhan’.Fu un evento molto sofisticato, interamente autofinanziato e lo pubblicizzammo affiggendo manifesti a lutto in tutta la città universitaria. Invece di organizzare la solita conferenza stampa, costruimmo un enorme cubo di tela nera trasparente di 6 metri per 6. Dall’interno del cubo la base del gruppo emetteva, durante una 24 ore non-stop, tutta una serie di comunicazioni in diverse modalità: orali, stampate, attraverso note o suoni… Le comunicazioni emesse cambiavano inoltre a seconda delle fasce orarie, con una grande attenzione, infine, per i feedback da parte del pubblico.
Giuseppe Mascitelli
Iscriviti a:
Post (Atom)