Il mio amore per la filosofia nasce dal mio esame di
maturità. Quell’anno infatti uscì come materia di esame e io e un mio compagno
decidemmo di portarla, nonostante la conoscessimo molto poco. Nella primavera
del 1978 mi ritirai perciò a casa di mia nonna a studiare filosofia con questo amico.
Da questo momento mi appassionai alla filosofia perché compresi che permetteva
di imparare ad imparare e capii che era il metodo che ti consentiva di poter
passare a qualsiasi altra disciplina. In quel momento feci un programma di vita
legato alla filosofia: la scelsi come facoltà universitaria e la frequentai
prima a Firenze e poi ad Urbino. Ho però dato un taglio antropologico al mio
corso di studi (e da qui nasce la passione per l’antropologia) perché si
focalizzava non soltanto sullo studio del pensiero, ma sull’evoluzione di altre
culture diverse dalla nostra. g. mascitelli
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mercoledì 1 agosto 2012
venerdì 27 maggio 2011
Spunti filosofici sull’identità dell’individuo e il senso della vita di Leonardo Vittorio Arena
“Tutte le mie attività ruotano intorno ad un unico centro che è la comprensione di sé e del significato dell’esistenza. Quello che mi interessa è infatti la costruzione dell’identità dell’individuo, il rapporto tra l’io e l’altro, le questioni dell’autorealizzazione”: è quello che afferma Leonardo Vittorio Arena, saggista, storico delle religioni e studioso di culture orientali, su cui ha scritto numerosi libri (del 2011 “Il coraggio del samurai” e “Confucio”). Insegna anche storia della filosofia contemporanea e religioni dell’Asia orientale presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Urbino. In un’intervista di fine 2010 rilasciata dopo l’uscita del suo volume “Il maestro e lo sciamano. 50 racconti per imparare dalla vita di ogni giorno”, ha dato qualche spunto sul significato della filosofia: “la filosofia permette di affrontare le grandi domande dell’essere umano: da dove proveniamo, dove arriveremo, come agire, qual è il senso della vita. Domande alle quali possiamo rispondere solo partendo da un’analisi profonda e dalla conoscenza di noi stessi. Il giovane non ha vergogna di porsele, quindi il suo atteggiamento è filosofico. Il tipo di filosofia che prediligo si prefigge proprio un ampliamento della consapevolezza individuale e l’acquisizione di un benessere psicosomatico. È la filosofia pratica che si è sviluppata in India, Grecia, Cina già nel mondo antico e che mi sembra necessario recuperare adattandola alle esigenze dell’uomo contemporaneo. Il mio uditore ideale è colui che ha voglia di esporsi a nuove prospettive filosofiche, al riparo da pregiudizi e dogmatismi; questo, più che il possesso di un bagaglio culturale filosofico, mi sembra il requisito essenziale”.
giovedì 11 marzo 2010
L’atlante della filosofia
Nei licei la filosofia è sempre stata insegnata nella forma di “Storia della Filsofia”. In futuro forse questo approccio, inevitabilmente legato agli schemi storici del periodo di interesse, potrebbe cambiare, diventando “Geografia della Filosofia”. Elmar Holenstein, insegnante di filosofia all’ETH di Zurigo, ha infatti scritto l’”Atlante di Filosofia”, offrendo un nuovo approccio per studiare i grandi pensatori del passato: esaminando i rapporti tra filosofia e geografia, illustra con delle mappe il corso delle idee nelle diverse epoche nonché zone del mondo.Il libro di Holenstein insegna solo cose che erano già note, ma fa scoprire nuovi nessi e forse un nuovo modo di pensare la filosofia: nell’introduzione dell’atlante infatti Farinelli lo definisce il primo esempio di tentativo di un “atlante” globale, una sorta di “Progetto Pilota”.
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