
Lo spot WWF "The world i where we live" è un vero trattato antropologico della durata di 60 secondi. Da vedere

Ernesto De Martino è stato una pietra fondamentale per la mia formazione, tanto da aver ispirato il titolo di questo mio blog; ripeto, ancora una volta, il concetto espresso ne "La fine del mondo". In questo lavoro, come nei precedenti, De Martino parte da esperienze dell'oggi e del qui, da problemi, situazioni, crisi incombenti della nostra civiltà contemporanea, per risalire - in uno sforzo di comprensione storica universale - all'osservazione e all'analisi di mondi "altri" in senso psicologico (il mondo della psicopatologia), in senso storico cronologico (il mondo del cristianesimo primitivo) ed in senso storico-culturale (il mondo delle culture extraoccidentali oggetti di studio dell'etnologia). Di fronte all'arduo compito assuntosi di una comprensione storica universale, De Martino si pone metodicamente il problema della giusta prospettiva spettante allo scienziato che guarda all' "alieno" e alle culture "altre". Mi stavo scordando il sottotitolo: "Contributo all'analisi delle apocalissi culturali".... g. mascitelli
Christian Boltanski, presente in questi giorni con la mostra 'Personnes' all'HangarBicocca, continua la raccolta di battiti del cuore che registra dal 2008 all’interno del suo progetto Les Archives du Coeur che conta già trentamila battiti di cuore registrati. L’archivio è finanziato da una fondazione che ha sede nell’isola giapponese di Teshima. Il progetto di Boltanski mira a creare un archivio dell’umanità custodendo i suoi battiti cardiaci. Citazione: "Non si può conservare nulla, salvare nessuno. Ogni persona è unica, ma in tre generazioni se ne perde il ricordo. Ho sempre cercato di lavorare su questo, sulla petite mémoire. Registrare il cuore di migliaia di persone è un modo per affermarne sia la presenza che l'assenza, in futuro". (Immagine: Christian BOLTANSKI, Pourim réserve.)
Voglio parlarvi ancora de La fine del mondo, in cui Ernesto de Martino racconta di una volta in Calabria quando, cercando una strada, egli e i suoi collaboratori fecero salire in auto un anziano pastore, perché indicasse loro la giusta direzione da seguire, promettendogli di riportarlo poi al posto di partenza. L'uomo salì in auto pieno di diffidenza, che si trasformò via via in una vera e propria angoscia, non appena dalla visuale del finestrino sparì alla vista il campanile di Marcellinara, il suo paese. Il campanile rappresentava per l'uomo il punto di riferimento del suo circoscritto spazio domestico, senza il quale egli si sentiva realmente spaesato. Quando lo riportarono indietro in fretta l'uomo stava penosamente sporto fuori dal finestrino, scrutando l'orizzonte per veder riapparire il campanile. Solo quando lo rivide, il suo viso finalmente si riappacificò.