giovedì 15 luglio 2010

La sinestesia è un fenomeno sensoriale/percettivo, che indica una "contaminazione" dei sensi nella percezione

Quando una stimolazione sensoriale viene percepita non solo dall'organo di senso interessato alla percezione, ma è in grado di suscitare anche sensazioni comunemente associate ad altri organi di senso, ci troviamo di fronte alla sinestesia che, nella sua forma comune, interessa ogni individuo. Vi sono, invece, persone che vivono l'esperienza di vere e proprie tempeste percettive di fronte a suoni ed a colori; tali soggetti sinestetici vivono esperienze sensoriali complesse e multidimensionali. Possono, ad esempio, seguire un brano musicale ed abbandonarsi al flusso d’immagini (sensazioni visive) e/o sensazioni tattili - e non solo - che l'ascolto della musica è in grado di suscitare. Altri soggetti percepiscono le parole, le lettere od i numeri come caratterizzati da tonalità dominanti di colori o serie particolari di bande colorate: a riguardo ne è caso emblematico il “Sonetto delle vocali” di Arthur Rimbaud. Recentemente, Sergio Pappalettera - artista milanese autore di numerose copertine dei maggiori artisti musicali italiani che in un corso IED di Milano ha guidato gli studenti alla realizzazione di una trentina di bandiere rappresentative di altrettanti brani musicali, ha affermato: “Nell’era tardo barocca si sperimentano i primi marchingegni visivo/sonori, come il mitico clavicembalo luminoso di padre Chastel, strumento pensato per “accordare” l’universo del suono con l’universo dell’immagine. Il processo sinestetico e le sperimentazioni e ricerche che mettono in relazione i suoni e le immagini è una strada da percorrere per rinnovare il nostro modo di comunicare e raccontare emozioni”.

(Nell’immagine: un quadro di Kandinskij dal titolo ‘In onore a una voce sconosciuta’, rappresentazione di una voce femminile sentita al telefono)

venerdì 9 luglio 2010

Audiovisivo soppianta libro?

A questa domanda non è facile rispondere anche se questo sembra essere il trend, concretizzando la profezia di Asimov che nel 1951 immaginava testi separati dal supporto cartaceo e letti soltanto sugli schermi televisivi. Naturalmente c’è chi non si rassegna e si oppone fermamente a questo scenario, non essendo affatto affascinato dalle potenzialità dell’iPad. Guido Viale, economista ed esperto di sostenibilità ambientale, sostiene che “la cultura audiovisiva non si deposita, o si deposita solo flebilmente, nel costrutto mentale del recipiente; soprattutto si rinnova ogni giorno, cancellando o relegando nell’oblio quello che era stato detto o comunicato solo ieri”.

Memoria e vecchiaia secondo Bobbio

Norberto Bobbio affermava: “Il mondo dei vecchi – di tutti i vecchi - è il mondo della memoria… Alla fine tu sei quello che ricordi. Il pozzo della memoria a un’età come la mia è ormai tanto profondo che non riesco più a giungere sino in fondo, anche perché la luce per illuminarlo è diventata sempre più fioca”.

Il marketing tribale di Bernard Cova

Ne “Il marketing tribale" edito in Italia nel 2003 da Il Sole 24 Ore, Bernard Cova sostiene che esso nasca in contrapposizione al marketing one to one: nell’ottica Europea, mediterranea e latina il consumismo, invece di tuffarsi nelle onde sfrenate della personalizzazione, dell’individualismo e dell’innovazione anglosassoni, dà luogo a un “ri-radicamento” attraverso la ricerca di comunità emozionali, legami sociali e radici comuni di tipo arcaico in seno a raggruppamenti che hanno sempre più le sembianze di tribù. “Il marketing one to one usa la relazione come un mezzo per giungere ad uno scopo - cioè arrivare all’individuo - mentre il marketing di tipo tribale fa della relazione il vero scopo e dell’emozione condivisa il mezzo per giungere a tale scopo” afferma Cova.

giovedì 8 luglio 2010

L'arte della memoria

L'arte della memoria, nell'Antichità e fino a tutto il ‘700, era una scienza come la matematica, la fisica, la medicina. Era una scienza con i suoi filosofi e i suoi scienziati che si perdeva nella notte dei tempi. Uno di questi scienziati era Raimondo Lullo, sebbene anche negli scritti di Sant'Agostino ci sia l'utilizzo delle tecniche mnemoniche. Spesso i filosofi immaginavano la memoria come uno scaffale, una cassettiera o una grande casa con tante caselle. Riuscivano a immagazzinare milioni di nozioni con la possibilità di tirarle fuori in ogni momento, ricostruendole dove le avevano incasellate nella loro testa. Questa scienza si è persa da quando utilizziamo la scrittura o la tecnologia per ricordare le cose, però nell'inconscio l'arte della memoria esiste ancora.

martedì 22 giugno 2010

Il Web e l'oralità di ritorno, una grande intuizione di W. Ong

Nel suo libro “Oralità e scrittura” Walter Ong riflette sulle differenze tra culture basate sull'oralità e culture basate sulla scrittura, giungendo a considerare la cultura elettronica come un’oralità di ritorno, una “oralità secondaria”: viviamo in un'epoca che non ha ancora metabolizzato del tutto le rilevanti innovazioni nelle tecnologie della comunicazione e si ritrova ad affrontare altre ed altrettanto rilevanti evoluzioni (quella digitale, il computer e quella telematica, la Rete); scrive, ad esempio, Ong: “Solo ora, nell'era dell'elettronica, ci rendiamo conto delle differenze esistenti fra oralità e scrittura; sono state infatti le diversità fra i mezzi elettronici e la stampa che ci hanno reso consapevoli di quelle precedenti tra scrittura e comunicazione orale. L'era elettronica è anche un'era di oralità di ritorno, quella del telefono, della radio, della televisione, la cui esistenza dipende dalla scrittura e dalla stampa. La fase più recente della storia della comunicazione, la fase dell'oralità secondaria, dominata dagli strumenti della tecnologia elettronica (il telegrafo, il telefono, la radio e la televisione), che hanno radicalmente trasformato i criteri di scambio delle informazioni producendo eccezionali conseguenze in tutti i settori della società e della cultura, ha, secondo Ong, sorprendenti analogie con quella più antica per la sua mistica partecipatoria, per il senso della comunità, per la concentrazione sul momento presente e persino per il ricorso all’uso di formule.

venerdì 18 giugno 2010

Ancora su La fine del mondo di Ernesto de Martino

Voglio parlarvi ancora de La fine del mondo, in cui Ernesto de Martino racconta di una volta in Calabria quando, cercando una strada, egli e i suoi collaboratori fecero salire in auto un anziano pastore, perché indicasse loro la giusta direzione da seguire, promettendogli di riportarlo poi al posto di partenza. L'uomo salì in auto pieno di diffidenza, che si trasformò via via in una vera e propria angoscia, non appena dalla visuale del finestrino sparì alla vista il campanile di Marcellinara, il suo paese. Il campanile rappresentava per l'uomo il punto di riferimento del suo circoscritto spazio domestico, senza il quale egli si sentiva realmente spaesato. Quando lo riportarono indietro in fretta l'uomo stava penosamente sporto fuori dal finestrino, scrutando l'orizzonte per veder riapparire il campanile. Solo quando lo rivide, il suo viso finalmente si riappacificò.
Al giorno d’oggi, viviamo in un mondo dove ogni mezzo di comunicazione è interconnesso con tutti gli altri e non possiamo pensare di vivere come il vecchio pastore nel nostro cosmo ristretto, all’ombra di un solo campanile: per evitare di sperimentare questa angosciante situazione di spaesamento, occorre tenersi costantemente al passo con i tempi, aggiornandosi sulle continue innovazioni tecnologiche che quotidianamente sbocciano sul web, e ricorrendo a tutta la nostra capacità creativa; l’alternativa è rimanere tagliati fuori da un mondo in continua evoluzione, che non può aspettarci.