Nel suo libro “Oralità e scrittura” Walter Ong riflette sulle differenze tra culture basate sull'oralità e culture basate sulla scrittura, giungendo a considerare la cultura elettronica come un’oralità di ritorno, una “oralità secondaria”: viviamo in un'epoca che non ha ancora metabolizzato del tutto le rilevanti innovazioni nelle tecnologie della comunicazione e si ritrova ad affrontare altre ed altrettanto rilevanti evoluzioni (quella digitale, il computer e quella telematica, la Rete); scrive, ad esempio, Ong: “Solo ora, nell'era dell'elettronica, ci rendiamo conto delle differenze esistenti fra oralità e scrittura; sono state infatti le diversità fra i mezzi elettronici e la stampa che ci hanno reso consapevoli di quelle precedenti tra scrittura e comunicazione orale. L'era elettronica è anche un'era di oralità di ritorno, quella del telefono, della radio, della televisione, la cui esistenza dipende dalla scrittura e dalla stampa. La fase più recente della storia della comunicazione, la fase dell'oralità secondaria, dominata dagli strumenti della tecnologia elettronica (il telegrafo, il telefono, la radio e la televisione), che hanno radicalmente trasformato i criteri di scambio delle informazioni producendo eccezionali conseguenze in tutti i settori della società e della cultura, ha, secondo Ong, sorprendenti analogie con quella più antica per la sua mistica partecipatoria, per il senso della comunità, per la concentrazione sul momento presente e persino per il ricorso all’uso di formule.
martedì 22 giugno 2010
Il Web e l'oralità di ritorno, una grande intuizione di W. Ong
Nel suo libro “Oralità e scrittura” Walter Ong riflette sulle differenze tra culture basate sull'oralità e culture basate sulla scrittura, giungendo a considerare la cultura elettronica come un’oralità di ritorno, una “oralità secondaria”: viviamo in un'epoca che non ha ancora metabolizzato del tutto le rilevanti innovazioni nelle tecnologie della comunicazione e si ritrova ad affrontare altre ed altrettanto rilevanti evoluzioni (quella digitale, il computer e quella telematica, la Rete); scrive, ad esempio, Ong: “Solo ora, nell'era dell'elettronica, ci rendiamo conto delle differenze esistenti fra oralità e scrittura; sono state infatti le diversità fra i mezzi elettronici e la stampa che ci hanno reso consapevoli di quelle precedenti tra scrittura e comunicazione orale. L'era elettronica è anche un'era di oralità di ritorno, quella del telefono, della radio, della televisione, la cui esistenza dipende dalla scrittura e dalla stampa. La fase più recente della storia della comunicazione, la fase dell'oralità secondaria, dominata dagli strumenti della tecnologia elettronica (il telegrafo, il telefono, la radio e la televisione), che hanno radicalmente trasformato i criteri di scambio delle informazioni producendo eccezionali conseguenze in tutti i settori della società e della cultura, ha, secondo Ong, sorprendenti analogie con quella più antica per la sua mistica partecipatoria, per il senso della comunità, per la concentrazione sul momento presente e persino per il ricorso all’uso di formule.
venerdì 18 giugno 2010
Ancora su La fine del mondo di Ernesto de Martino
Voglio parlarvi ancora de La fine del mondo, in cui Ernesto de Martino racconta di una volta in Calabria quando, cercando una strada, egli e i suoi collaboratori fecero salire in auto un anziano pastore, perché indicasse loro la giusta direzione da seguire, promettendogli di riportarlo poi al posto di partenza. L'uomo salì in auto pieno di diffidenza, che si trasformò via via in una vera e propria angoscia, non appena dalla visuale del finestrino sparì alla vista il campanile di Marcellinara, il suo paese. Il campanile rappresentava per l'uomo il punto di riferimento del suo circoscritto spazio domestico, senza il quale egli si sentiva realmente spaesato. Quando lo riportarono indietro in fretta l'uomo stava penosamente sporto fuori dal finestrino, scrutando l'orizzonte per veder riapparire il campanile. Solo quando lo rivide, il suo viso finalmente si riappacificò.Al giorno d’oggi, viviamo in un mondo dove ogni mezzo di comunicazione è interconnesso con tutti gli altri e non possiamo pensare di vivere come il vecchio pastore nel nostro cosmo ristretto, all’ombra di un solo campanile: per evitare di sperimentare questa angosciante situazione di spaesamento, occorre tenersi costantemente al passo con i tempi, aggiornandosi sulle continue innovazioni tecnologiche che quotidianamente sbocciano sul web, e ricorrendo a tutta la nostra capacità creativa; l’alternativa è rimanere tagliati fuori da un mondo in continua evoluzione, che non può aspettarci.
mercoledì 16 giugno 2010
Un post su ...Shakerando sociologia, pensiero liberale e positivismo evoluzionistico
Segnalo questo post particolarmente intrigante...Internet prima di Internet. Shakerando sociologia, pensiero liberale e positivismo evoluzionistico.
lunedì 31 maggio 2010
Paradossi a Milano
L’Xi edizione della Milanesiana, il festival più innovativo e longevo del capoluogo meneghino che favorisce una fruizione della cultura e dell’arte ampia, partecipata e accessibile, avrà luogo dal 5 al 19 luglio e sarà dedicata ai paradossi. Nata da un progetto di Elisabetta Sgarbi per dare voce ai protagonisti delle diverse discipline artistiche e della cultura mondiale, la manifestazione amplia la sua formula aggiungendo alla centralità delle serate nuove modalità e occasioni di incontro con gli artisti ospiti. Gli oltre 30 appuntamenti previsti si distribuiranno per tutta la città, occupando, oltre ai luoghi tradizionali (Dal Verme, Oberdan e Sala Buzzati), nuovi spazi come i poli universitari Bicocca e Bovisa, la Biblioteca Chiesa Rossa, il centro di aggregazione giovanile Barrio’s, il teatro di Verdura e le Cartiere Vannucci. Si attendono 130 ospiti internazionali provenienti da 18 Paesi che animeranno i 18 incontri sulla letteratura, i 9 incontri sul cinema, i 18 sulla musica e i 2 sulla scienza. Sul tema del paradosso il momento del dialogo con i protagonisti avverrà durante due appuntamenti pomeridiani: il primo al Teatro di Verdura, dedicato al “Paradosso Dio” e il secondo presso il centro di aggregazione giovanile Barrio’s, dedicato al tema “Donne e paradossi”.
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lunedì 24 maggio 2010
Memoria reale e memoria mitica
La memoria è parte di noi e rappresenta la boa a cui aggrapparsi, l’ancora che ci tiene saldi per non affogare. La memoria è fatta di ricordi che possono essere reali o di fantasia perché essi non sono tasselli di una storia oggettiva ma lo strumento di una riappropriazione emotiva di sé e del proprio passato. A volte i ricordi esistono ma sono diversi da quelli reali, si è dimenticato ciò che realmente è accaduto perché manca l’esatta emozione che corrisponde ad essi. Freud chiama questo processo “rimozione” e sostiene che è causato dall’incompatibilità della reminiscenza con l’orientamento dell’Io: l’inconscio è il luogo in cui quello che è successo davvero galleggia e a volte riemerge. Proust parla di “memoria involontaria”, che fa uscire ciò che si è scordato nel momento in cui si sottrae al controllo dell’intelletto e della volontà. Questo incrocio tra realtà e fantasia è la memoria mitica e approfondire le cause dell’oblio rappresenta una premessa importante per ricominciare; tra memoria e oblio trova spazio il mito di morte e rinascita.
venerdì 21 maggio 2010
Le culture orali
Quando si parla di oralità non può non venire in mente J.W.Ong e la sua profezia, argomento di un prossimo post... qui invece riprendo una considerazione di Francesca Di Donato: "(...) La scoperta delle culture orali primarie è relativamente recente e strettamente legata alla storia della questione omerica. Milman Perry, nei primi anni Venti, mise in luce come la struttura dei poemi omerici fosse fondata in base alla costruzione dell'esametro. L'aedo non imparava né ricordava parola per parola, ma secondo cliché fissi, costruiti appunto in esametri, e solo poche erano le parole che non appartenevano a queste formule. Havelock ha poi esteso il lavoro di Perry mostrando come gli inizi della filosofia greca fossero legati alla ristrutturazione del pensiero operata dalla scrittura (...).
martedì 18 maggio 2010
La memoria svelata, elemento costitutivo della Storia e dell’uomo
Il Salone Internazionale del Libro di Torino ha avuto come motivo conduttore della 23esima edizione quello della memoria svelata, scelta per la “constatazione di un paradosso: proprio nel momento in cui, grazie alle nuove tecnologie, possiamo disporre di sterminate banche dati, tanto vaste come da sfidare la nostra stessa immaginazione e capacità di gestione, ci siamo accorti che il nostro rapporto con il passato si è fatto distratto, intermittente, quasi infastidito”. Gli organizzatori del Salone hanno ribadito la necessità della memoria: “la capacità di codificare e trasmettere la memoria, cioè le esperienze acquisite, si è rivelato un fattore decisivo nell’evoluzione delle società umane, che si sono potute sviluppare proprio nel momento in cui hanno cominciato a consegnare alle nuove generazioni la testimonianza delle proprie esperienze”. Partendo dal concetto che la salvaguardia della memoria risulta fondamentale per lo svolgimento degli avvenimenti futuri ed è parte integrante dell’essere umano, il Salone del Libro di Torino ha voluto svolgere il tema principale di quest’anno in tutte le sue declinazioni. Ecco che la memoria è stata interpretata come analisi della storia, antica e più recente, eroica o difficile, con momenti tragici o condivisi e attraverso i personaggi che ne sono stati protagonisti; come memoria privata; tramite i luoghi della memoria, dalle città all’architettura, dal territorio ai giardini; memoria in letteratura, a teatro, al cinema; memoria come cultura, sfida educativa, contrario di oblio, avvenire e scienza dell’anima.
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