Con l'Illuminismo fu iniziato lo studio sistematico
del comportamento umano. In questo periodo i tradizionali studi di
giurisprudenza, storia, filosofia e sociologia si svilupparono nelle scienze
sociali come oggi le conosciamo. Poco dopo l'Illuminismo, la reazione romantica
produsse pensatori come Herder e più tardi Wilhelm Dilthey, la cui opera fu
all’origine del concetto di cultura che è alla base della disciplina
antropologica. Istituzionalmente la disciplina dell’Antropologia si sviluppò
dalla storia naturale nel XIX secolo, età dominata da massicce colonizzazioni
che portarono l’Occidente “moderno” e “civilizzato” al contatto con popolazioni
dei continenti dell’Africa, dell’Asia, dell’America e dell’Australia che
avevano diversi usi e costumi: dallo studio della flora e della fauna di queste
lontane regioni, si aggiunse lo studio della cultura, del linguaggio, dei
manufatti e della fisiologia degli esseri umani che vi abitavano.
venerdì 21 settembre 2012
mercoledì 19 settembre 2012
Il sistema bancario italiano
Siamo il Paese che ha
inventato il sistema bancario, che è stato esportato in tutto il mondo sebbene,
nel corso dei secoli, abbia subito distorsioni che hanno portato all’attuale
crisi. Il nostro sistema bancario è comunque rimasto nel suo insieme sano,
solido, con un rapporto personale con la clientela; è e sarà il motore
dell’economia italiana. Le
banche in questo momento hanno bisogno della stessa benzina di cui hanno bisogno
i loro clienti, cioè la fiducia; devono riacquisirla, soprattutto in se stessi.
E’ necessario però che vengano
messe in campo strategie innovative di formazione, di eventistica e di
rifocalizzazione del business; soprattutto ne va alimentata la forza, in modo
da raggiungere ogni singola persona. Tutto questo bisogna farlo velocemente
perché non c’è più tempo: la situazione e il sistema possono deteriorarsi
repentinamente. Dobbiamo perciò agire in fretta, non con piani a lungo termine
ma prendendo in considerazione attività di pronto impatto che, naturalmente,
siano anche compatibili con il lungo termine. g. mascitelli
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Cosa centrano l'antropologia e la sociologia con la comunicazione finanziaria?
Molti di quelli che, come me, hanno fatto un corso
di studi vicino alla sociologia e all’antropologia sono stati CONQUISTATI dalla
visione suggerita dal relativismo. Chi ha un approccio culturale non può non
sapere e non considerare il valore di ciò che è relativo; abbiamo studiato che
non esiste una cultura assoluta ma tutto è relativo all’origine, al luogo, alla
condizione sociale, alla condizione antropologica in cui quella cultura si è
rivelata. Questa visione mi è servita molto nella costruzione e nella
pianificazione della comunicazione finanziaria perchè mi ha permesso di
comprendere meglio l'uomo.
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martedì 18 settembre 2012
L’interesse per Ernesto De Martino e la ‘crisi della presenza’
Nei
primi anni ‘80, oltre alle esperienze visionarie sulla comunicazione sotto
descritte, mi sono impegnato nello studio della filosofia e della sociologia.
Mi posso definire un esperto di Ernesto De Martino, famoso etnologo italiano, che ha scritto diversi libri importanti come ‘La fine
del mondo’ (da cui deriva il nome di questo blog). In questo testo ipotizzava
che il mondo finisse quando la cultura di quel mondo avrebbe rinunciato ad
esistere, perché, diventando diversa rispetto alla natura, si sarebbe fermata e
sarebbe stata riassorbita dalla natura stessa. E’ rimasto famosissimo inoltre lo studio
di De Martino sulla crisi della presenza riguardante l’episodio del ‘Campanile
di Marcellinara’, in cui l’etnologo racconta di un viaggio in Calabria con un suo collega per una ricerca; tutto nasce quando si persero in quella terra. Trovarono
un pastore, racconta De Martino, a cui chiesero la strada, ma lui faceva fatica
a spiegarsi e a farsi capire perché non parlava italiano; lo invitarono allora a
salire in macchina per farsi portare a destinazione. L’etnologo riferisce che in
lontananza vedevano Marcellinara e il suo campanile; durante il viaggio però il
campanile sparì pian piano dalla vista del pastore che si era sporto dal
finestrino e, quando non si vide più, il
pastore ebbe una crisi epilettica; si calmò solamente quando De Martino e il
suo collega lo riportarono in vista del campanile. Questo rappresentava infatti
per il pastore il suo punto di riferimento culturale e questo studio dimostrò
la crisi della presenza, un concetto che mi ha sempre interessato e che mi ha
accompagnato per tutta la vita. g. mascitelli
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Il mio ingresso nel settore finanziario
Nel 1982, nonostante avessi completato da tempo il mio corso di studi, ero un po’ in difficoltà con la tesi di laurea, molto complessa per la scarsità delle fonti e stavo inoltre frequentando la Scuola Superiore di Giornalismo. Dato che volevo orientarmi verso il mondo della comunicazione, avevo deciso di cercarmi un lavoro in questo settore. Stavo per partire per Milano, dove la tv commerciale stava crescendo con passi da gigante, quando mi chiamò un mio conoscente che lavorava in Fideuram e mi propose di partecipare alla nascita di una nuova società finanziaria della stessa proprietà di Canale 5. Ero molto perplesso, non essendomi mai interessato all'economia ma alla fine accettai con il miraggio di passare poi alla ‘cugina’ televisiva. Cominciai come consulente finanziario, dopo aver frequentato una infinità di corsi e studiato molto seriamente la materia. Ben presto divenni supervisore e poi manager di un gruppo di oltre 40 colleghi. Gestii con un grande successo la responsabilità di numerosissime filiali in Molise, Abruzzo, Marche e Umbria. Fu evidente fin da subito che la mia formazione filosofica e antropologica mi dava una marcia in più e che la mia grande attenzione per la comunicazione, anche in un momento in cui era quasi inesistente all’interno dell’azienda, mi avrebbe portato lontano. Continuai in ogni caso a studiare, seguendo corsi sia nel mondo finanziario che in quello della formazione e del management. Ben presto Ennio Doris si accorse di questo ragazzo di provincia e mi chiamò a Milano senza darmi neanche il tempo di fare la valigia... Ma questa è un'altra storia. g. mascitelli
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