giovedì 27 gennaio 2011

Ancora sul “Il rumore dell’immagine”: la televisione senza pubblicità è un medium morto

Riprendendo il post precedente La televisione come profezia, la pubblicità veniva definita fondamentale per il mezzo televisivo e capace di creare con quest’ultimo un legame indissolubile: “la televisione è il medium della pubblicità. La pubblicità è il prezzo della televisione. La pubblicità è l’unico messaggio della televisione. La televisione senza pubblicità è un medium morto… La pubblicità è fatta per la televisione, la televisione è fatta per la pubblicità”.
Ecco che, per chi si trova di fronte a questo mezzo polivalente, l’universo televisivo diviene iniziatico e rimane l’unico mezzo esistente perché il libro come medium è ormai finito, “rimane non il messaggio ma delle ‘informazioni’”. La televisione non possiede però solo un ruolo didascalico ma anche di intrattenimento: “l’universo televisivo è quello del tasso di ascolto, è l’esigenza del pubblico. Dal segreto si salta alla misura ossessionale dell’ascolto. Dall’insegnamento del maestro al gioco dell’animatore”.
La riflessione del gruppo di Jervis Comba si concludeva con un aneddoto sul Maestro Abû Alî Fârmadhî, che affermava: “sappi che la maggior parte delle cose delle quali i tuoi sensi sono testimoni, non sono che ‘rumori delle ali di Gabriele” e un ‘pretenzioso negatore’ ribatteva: “che senso si potrebbe imputare a simili affermazioni, se non che sono chiacchiere abbigliate di una falsa luce”. E’ forse questa la definizione più adatta della televisione?

L'arte della memoria di Yates Frances

Un libro certamente importante nella mia formazione giovanile è "L'arte della memoria" di Yates Frances.... Le ricerche di Frances A. Yates (ricordo che la sua fascinazione per Raimondo Lullo, altra mia pietra miliare - era molto forte) hanno mostrato spiccato interesse per gli aspetti magici e occultistici della cultura tardocinquecentesca, illuminando ambienti e personaggi che si muovono tra forme di cultura di chiara derivazione classica e le innovazioni della rivoluzione scientifica del secolo XVII. L'arte della memoria offre un sicuro tramite per individuare alcuni passaggi essenziali della storia intellettuale del Rinascimento. "Quello che mi ha soprattutto interessato - scrive l'autrice - è come la storia della memoria riesca ad abbracciare la storia della cultura nel suo complesso. Le barriere tra le diverse discipline, tra scienze naturali e scienze umane, tra arte e letteratura, tra filsofia e religione, spariscono nella storia della memoria".

lunedì 24 gennaio 2011

Il rumore dell’immagine. La televisione come profezia, una definizione degli anni ’70 del gruppo di Jervis Comba

In un testo degli anni ’70 il gruppo di Jervis Comba (conosciuta per la prefazione a Ronald David Laing, 'L'io diviso') adoperava visionarie metafore per definire la televisione, paragonandola ad episodi dell’Antico Testamento. Esaminando la rappresentazione dell’annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria, l’angelo veniva definito contemporaneamente il messaggio e il medium, con riferimento alla definizione di Marshall McLuhan “il medium è il messaggio”. L’iconografia dell’annunciazione diveniva a quel punto “l’annuncio pubblicitario dell’invenzione di un nuovo medium”, cioè la televisione. “Il segnale televisivo percorre senza sosta il mondo immaginale. La profezia è la messa in memoria di questo segnale… In questo teatro della memoria, la profezia è un dato immediato della scienza televisiva… La profezia e l’archeologia magnetica sono le due dimensioni estreme del segnale televisivo, la sua ampiezza”, si affermava. Il tempo della televisione veniva definito il terzo momento, dopo quello del Padre e del Figlio: “la televisione è il medium del terzo tipo. In questo senso la televisione è la realizzazione della profezia. Il compimento dei tempi. L’illuminazione dei tempi andati. Secondo la profezia di Gioacchino da Fiore il tempo del terzo Vangelo… Il tempo dello spirito, il tempo del codice, il tempo del numerico”. L’immagine televisiva, però, proprio come la fiamma che vede Mosè, non è reale e non esiste: “non brucia ed è impossibile contornarla… E’ un’apparizione, il fantasma di un’immagine, un puro simulacro, una leggera illusione. L’immagine della televisione è l’immagine onirica del nostro torpore”. Nel testo si accostava poi la televisione ad un serie di relazioni: “la relazione del terzo tipo non è più nominale, né ‘numeraire’, è numerica: la decifrazione di un codice. Decifrare ciò che è codificato è svelare, scoprire un segreto”. All’interno di queste relazioni la televisione è assimilabile a ruoli umani: “la televisione non ha preso il posto di nessuno. Gli altri si sono cancellati davanti a lei”. Il nuovo medium si sostituisce in particolare, a volte nella rassomiglianza e a volte nella differenza, alla figura del padre e della madre: “le donne sono già riciclate nella pubblicità, ovvero nella televisione. Sono il messaggio pubblicitario: il desiderio di acquisto, cioè la pubblicità stessa. La pubblicità è il messaggio della televisione… La televisione è pubblicitaria e dissipatrice”; al contrario del padre-padrone, invece,“la televisione non è percepita come repressiva. Secerne un rapporto di polo positivo. Non è un’aggressione dall’esterno. E’ ‘di casa’, nella calda intimità, seduce piuttosto che punire” e può avere un ruolo educativo: “la televisione mostra, dà a vedere: mostra come comportarsi, il modo di essere come si deve”.

domenica 23 gennaio 2011

Breve cenno a: ERNESTO DE MARTINO - MORTE E PIANTO RITUALE NEL MONDO ANTICO

Nel Mondo Magico di Ernesto De Martino - autore fondamentale nella mia formazione - il proposito fu addotto in medias res compiendo il tentativo di interpretare storicisticamente la magia delle cosiddette civiltà primitive, e il risultato più apprezzabile della ricerca fu la scoperta della crisi della presenza come rischio di non esserci nel mondo. Il presente lavoro (MORTE E PIANTO RITUALE NEL MONDO ANTICO) sul pianto rituale antico, pur procedendo dalla stessa linea di sviluppo tracciata nei due precedenti, immette la ricerca in una direzione nuova... .

Riti e abitudini sono terapie contro la noia. Di Paolo Virno

Il filosofo Paolo Virno (ampiamente discusso per la sua appartenenza alla lotta armata) spiega come le celebrazioni diventino una sorta di cura omeopatica per la routine: "Sono modi per stabilizzare presenze e significati servono a dare un confine alla nostra esperienza". E aggiunge: “La noia non è prodotta da una semplice ripetizione, ma da una ripetizione che mostra una fisionomia innovativa e da una innovazione che subito si rovescia in ripetizione del già noto. Insomma, ci si annoia non quando si affronta consapevolmente la routine, ma quando scopriamo che quello che credevamo nuovissimo è in realtà routine, quando ci capita di cogliere l´aspetto stereotipato che talvolta assume il pieno dispiegamento della creatività”.
Intervista a Paolo Virno

giovedì 13 gennaio 2011

100 anni di futuro

Avrebbe cent’anni se fosse ancora vivo il geniale e, possiamo ben dirlo, profetico inventore della definizione di "globale". Il canadese Marshall McLuhan, grande teorico delle comunicazioni e raffinato critico letterario, era nato nel 1911, morì nel 1980 e il suo libro chiave, Guerra e pace nel villaggio globale, risale addirittura al ‘69. In pieno dibattito e scontro sulla globalizzazione pochi sembrano ricordarsi di lui. McLuhan era partito da lontano nel definire le sue teorie, dalla cultura "orale-uditiva", come la chiamò, prima dell’invenzione della stampa. Si trattava di una cultura compatta almeno nel mondo occidentale che subì una trasformazione epocale quando, per rifarsi al titolo di un altro libro chiave di McLuhan, prese forma la "Galassia Gutenberg". McLuhan si servì addirittura dello shakespeariano Re Lear per indicare il momento decisivo di passaggio da un "mondo di ruoli" a un "mondo di mestieri".

venerdì 7 gennaio 2011

La strada al ritrovamento del vero

Continua l’approfondimento riguardo i concetti di 'vero' e 'verosimile'. In questo video “La strada al ritrovamento del vero”, pagine di Bertold Brecht e Galileo Galilei in una performance sotto la direzione artistica di Marco Rampoldi e con testi selezionati da Fabio Minazzi e letti da Roberta Petrozzi. Musiche dal vivo di Matteo Giudici (Prodotto per “Varese Comunica”).

martedì 4 gennaio 2011

Il lato spirituale di McLuhan: ancora tecno umanesimo

"Sono pronto a mettermi in caccia di Dio" così scriveva alla madre in lunghe lettere, durante la sua giovinezza. E poi le letture: era dedito alle letture comparate della Bibbia in molte lingue (latino, francese, tedesco, italiano, spagnolo oltre all’inglese), oltre ad essere un profondo conoscitore di Chesterton e Cervantes, ma anche di San Tommaso e San Francesco, non meno che di Rabelais e Balzac. Le testimonianze sulla sua vicinanza alla spiritualità e al cattolicesimo sono raccolte in “La luce e il mezzo”con l’introduzione del figlio Eric.